Lavoro, collaborazione e gioco di squadra!

Più che come tanti organismi che convivono, potremmo definire un alveare come un super organismo composto da più unità che collaborano e coesistono incastrandosi perfettamente

03 gennaio 2022

Le api appartengono all’ordine degli imenotteri e nel particolare appartengono al sotto ordine apocriti

Esistono diverse specie di api ma quella con cui abbiamo maggior rapporto è Apis mellifera. È stata scelta questa dall’uomo in quanto fa magazzino delle risorse durante la stagione riproduttiva.

Le altre specie di api invece, vivono dove il clima è mite tutto l’anno e ciò permette la permanenza dei fiori in ogni stagione, di conseguenza non fanno molto magazzino.In Italia sono presenti 4 sottospecie differenti:

  • Apis mellifera ligustica

  • Apis mellifera carnica, tipica di Germania e Austria

  • Mellifera mellifera, tipica di Francia, Piemonte e Liguria

  • Mellifera sicula, presente solo in Sicilia

Le api sono insetti sociali, insieme ad altri insetti, come formiche, calabroni e vespe. 

E quando pensiamo ad animali sociali dobbiamo tenere conto che un gruppo sociale non è la semplice somma di più individui ma è un gruppo omogeneo che ha relazioni sociali. Quindi ognuno ha il suo ruolo, interagisce con un altro individuo ed insieme cercano di raggiungere uno scopo che può essere alimentare o riproduttivo. 

Nel nostro caso la regina delle api, con l’aiuto di sorelle e figlie, produce molto di più di quello che farebbe se fosse sola. 

Ogni attività della singola ape è atta al super-organismo, il singolo lavoro di un ape è specializzata e lavora per la totalità dell’organismo.

Le api, insieme ai bombi, formano materiale ceroso, inoltre costruiscono verticalmente senza involucro intorno, per questo cerca di costruire il nido a livello di cavità protette come camini o alberi.

Abbiamo tre CASTE possibili:

  • Ape operaia, diverse migliaia di individui svolgono questo ruolo,

  • Fuchi, individui maschi che rappresentano solo qualche centinaia della totalità totale di individui, hanno il torace molto sviluppato in cui è presente l’apparato delle ali, devono essere molto veloci per rincorrere ed accoppiarsi con l’ape regina,

  • Ape regina, che ovviamente è una sola, fa le uova e ha un addome molto grande.


L’APE REGINA 

colonia api

L’ape regina viene di solito marcata per poterla riconoscere e perché questa vive anche fino a 5 anni mentre le api operaie vivono 40 giorni e i fuchi 50 giorni.

L’ape regina è l’unica femmina fertile della famiglia, diventa regina perché è l’unico individuo a mangiare solo pappa reale, quindi questa alimentazione super stimolante la fa diventare più grande rispetto alle altre e le fa sviluppare l’apparato riproduttore che nelle altre è atrofizzato. 

L’ape regina produce fino a 2000 uova al giorno, d’altronde questo è l’unico compito in quanto viene accudita completamente dalle sue ancelle. 


I FUCHI

I fuchi nascono da uova non fecondate, non fanno nessun tipo di lavoro nell’alveare, non hanno nemmeno il pungiglione quindi non difendono l’alveare al contrario di quello che potremmo pensare. Il loro unico ruolo, è infatti, quello di fecondare l’ape regina. 

In inverno i maschi vengono abbandonati, in quanto servono solo durante la stagione riproduttiva e anzi durante l’inverno tenere i maschi vorrebbe dire avere bocche in più da sfamare senza poi avere un aiuto durante la ripresa dell’alveare.


L’APE OPERAIA

L’ape operaia è individuo femmina non fertile, non si riproducono e svolgono svariati ruoli all’interno dell’alveare.


COME AVVIENE LA RIPRODUZIONE?

L’ape regina si riproduce soltanto in volo, questo per evitare di ibridarsi con i suoi fratelli quando si trova ancora all’interno dell’alveare. Questa fase è estremamente importante in quanto la regina svolge questa attività solo una volta nella vita. Lo sperma che raccoglierà durante questa fase di accoppiamento che può coinvolgere fino a 20 maschi, le durerà per le uova di 5 anni. 

Terminato l’accoppiamento il maschio si stacca dall’ape regina e muore, questo perchè l’endofallo, che è la parte riproduttiva del maschio, rimane attaccata alla femmina. Si forma così una sorta di ‘tappo’ che assicura allo sperma di raggiungere lo spermateca. Il maschio successivo con cui si accoppierà l’ape regina, staccherà l’endofallo del maschio precedente e si accoppierà con l’ape regina stessa. I maschi che non si accoppiano durante questo momento verranno comunque uccisi a fine stagione dalle femmine operaie perché come anticipato sono “inutili” per l’avanzamento e la sopravvivenza dell’alveare. Una volta fecondata la regina depone le uova lasciando dei buchi, quindi non riempie tutte le celle, e laddove non depone mette il polline per nutrire le larve. Le larve i primi tre gg vengono nutrite con pappa reale, poi tutte tranne la regina vengono svezzate con miele e polline. Lo sviluppo larvale è diverso, le regine ci mettono 16 giorni, le operaie 21 giorni e i fuchi 24 giorni. 

La differenziazione dei ruoli all’interno dell’alveare non sono permanenti, la differenziazione dipende dall’età perché per fare determinati compiti, le api devono imparare, quindi un ape appena uscita dalla cella deve essere addestrata prima di andare sui fiori: 

  • Le api operaie appena nate svolgono il compito più facile, ossia aiutano la regina, non escono dall’alveare, tengono pulite le celle quindi disinfettano le zone dove la regina deporrà le uova;

  • Quando crescono iniziano a nutrire le larve già state svezzate a miele e polline;

  • Solo dopo aver sviluppato delle specifiche ghiandole per la produzione della pappa reale, composta da lipidi ma soprattutto proteine e carboidrati, iniziano a nutrire l’ape regina;

  • Successivamente sviluppano delle ulteriori ghiandole definite ciripade per la produzione della cera, secrezione che viene modellata e utilizzata per la costruzione dell’alveare;

  • In una fase ancora successiva immagazzinano quello che le altre api portano dall’esterno quindi il nettare;

  • Dai 18 ai 21 giorni, svolgono senza dubbio il ruolo più straordinario: si occupano della ventilazione. Sbattono le ali davanti all’alveare creando una corrente d’aria per rinfrescare l’interno dell’alveare. Questo permette a queste future volatrici di iniziare ad avere un primo approccio con il mondo esterno. Durante questa fase inoltre “portano fuori la spazzattura” ossia api morte o predatori che hanno ucciso;

  • Sono presenti poi api guardiane che difendono l’alveare da due ingressi. Questa difesa è per evitare l’ingresso di nemici che possono essere svariati:

    • api di altre famiglie che tentano di rubare il miele,

    • predatori come calabroni.

    Le api guardiane impediscono alle api saccheggiatrici, che vengono riconosciute tramite l’odore, di entrare nell’alveare. Talvolta sono stati registrati casi in cui individui della colonia A sbagliassero entrata portando il nettare trasportato nell’alveare B, è la reazione dei guardiani è veramente strabiliante perché al posto che cacciarla, l’ape viene fatta passare, scaricherà il polline e uscirà come se nulla fosse;

  • Al termine della loro vita, raccolgono il nettare sui fiori.

Credits Foto
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